Sei principi per una startup di successo

Per creare una startup SaaS di successo è importante avere delle basi solide: scopri questi sei principi di Product Management

Giustino Borzacchiello

Giustino Borzacchiello

Costruire prodotti digitali è un'attività molto complessa. Ci sono molte parti in movimento, ancora più competenze coinvolte e spesso la voce più forte è quella che decide, a prescindere dalla qualità delle sue decisioni.

Abbiamo fatto partire Donux perché siamo convinti che si possa fare meglio, che si possano superare certe modalità di fare prodotto obsolete e riuscire a realizzare prodotti sempre migliori, sia per le persone che li utilizzano, sia per quelle che li creano.

Ecco alcuni dei principi fondamentali su cui basiamo il nostro lavoro e che cerchiamo di trasmettere ai nostri clienti e partner.

Output → Outcome

Concentrarsi sulle features invece che sui risultati che si vogliono ottenere è un problema di molte startup di prodotto.

Ma qual è la differenza tra Output e Outcome? Facciamo un esempio. Sei un'azienda di contenuto, e noti dagli analytics che ci sono molte più persone che accedono ai tuoi contenuti da dispositivi mobile.

Pensare per Output ti porterà a dire: "L'uso degli smartphone è in aumento tra i nostri utenti. Dobbiamo creare una nuova app per iPhone"

Mentre pensare per Outcome: "L'uso degli smartphone è in aumento tra i nostri utenti. Dobbiamo rafforzare la nostra presenza nel panorama mobile"

Le premesse sono identiche, le intenzioni no. Nel secondo caso non vengono proposte soluzioni preconfezionate. Probabilmente i tuoi competitor hanno un'app per iPhone e quindi il primo pensiero è quello di seguire la massa e crearne una.

Ma è possibile che non tutti vogliano installare una nuova app, per cui un sito responsive o una PWA potrebbero funzionare meglio.

Il rischio di concentrarsi sugli output troppo presto è quello di escludere a priori soluzioni che potrebbero essere vincenti e, alla fine, spendere più soldi del necessario.

Pensa quindi ai risultati che vuoi ottenere senza farti limitare dalle soluzioni.

Deliverables → Results

Una presentazione Powerpoint è un mezzo e non un fine.

Eppure spesso nelle nostre aziende si ragiona in termini di ciò che si produce e non dei risultati che si raggiungono. Ecco quindi che molte delle richieste sono del tipo "Preparami una presentazione per venerdì pomeriggio, da presentare al management su quello che intendiamo fare nei prossimi sei mesi".

Ti faccio una domanda: meglio un'analisi da 600 pagine su come aumentare il tasso di conversione oppure un aumento delle iscrizioni al tuo prodotto del 2,8%?

La seconda opzione porta sicuramente più valore, eppure il focus è spesso sull'elenco di deliverables e poco sui risultati.

Nel prossimo progetto prova a concentrarti dall'inizio sui risultati che vuoi ottenere, sono sicuro che farà la differenza.

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Hero Designer → Co-design

Su questo tema sarò molto diretto: in una startup un prodotto di una certa complessità non può essere progettato da una sola persona.

I tempi dell'art director o della designer solitaria che da sola riesce a progettare e disegnare un prodotto seguendo solo le sue intuizioni sono finiti (o potremmo dire non sono mai iniziati).

Perché? Perché i prodotti sono diventati estremamente complessi ed è improbabile che un designer conosca il dominio a sufficienza per gestire tutte le casistiche.

Qual è l'alternativa quindi?

Co-design, che tradotto sarebbe "far lavorare insieme i membri del team (tech, business, design, marketing, QA, ...) alla progettazione del prodotto".

Che siano designer e clienti, o colleghi di diversi dipartimenti, la collaborazione fondamentale per garantire che il prodotto venga esaminato subito da varie angolazioni, riducendo di moltissimo il livello di rischio.

Da dove iniziare? Si prendono le persone, si buttano in una stanza chiusa e si spera per il meglio?

Per quanto possa sembrare una buona idea, non è il modo migliore 😅

Un framework come Design Sprint può essere un buon punto di partenza perché dà delle linee guida su cui si può costruire un processo personalizzato.

Ma facendo lavorare contemporaneamente tutti sulla stessa attività non si abbassa il throughput del team? All'inizio è normale che la produttività cali: d'altronde stai provando una nuova modalità di lavoro a cui tutti devono abituarsi.

Col passare del tempo vedrai però che i tempi morti diminuiscono, la proattività aumenta, e anche la qualità del lavoro. E questo perché tutti i membri del team si sentono partecipi dell'iniziativa e sentono di poter fare la differenza con le proprie azioni. Provaci, è magico!

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Phase two → Next week

La famigerata "Fase Due" è il cimitero dove vanno a morire le buone intenzioni.

Lo scenario è quello tipico: all'inizio del progetto una cerchia ristretta di persone (a volte una) ha un'idea per un nuovo prodotto/linea/funzionalità.

Da lì parte nella scrittura di un elenco di requisiti e funzionalità. Seguendo la sua personale idea di valore, divide questa lista in "Must have", "Nice to have", "Fase Due".

Ti suona familiare?

Lo so, ne sono stato colpevole anche io. Ma qual è l'alternativa?

La realtà dei fatti è che "Lo faremo in Fase Due" è un sinonimo per "Non so bene quanto valore porti questa funzionalità agli utenti, ma sembra utile, e ho paura che se prendo adesso questa decisione poi un domani me ne potrei pentire". Sì, forse sembra eccessivo, ma non molto lontano dalla verità.

Un prodotto emerge dai "No" che diciamo come founder o product manager. Da tutte le cose che scegliamo di NON progettare, di NON sviluppare e NON rilasciare. Chi dice il contrario, chi pensa che si tratti di quante funzionalità il prodotto abbia, sta solamente rimandando delle decisioni che avranno un grande impatto sull'andamento economico dell'azienda a medio-lungo termine.

Quindi come si fa a cancellare la "Fase due"? La soluzione è semplice: cancellare il backlog di attività pianificate oltre i due mesi. Quando la startup è piccola, avere una-due iniziative su cui lavorare e su cui far concentrare tutto il team è il modo migliore per aumentare la produttività.

E in ogni caso, passato un certo periodo di tempo, le attività vanno comunque analizzate di nuovo, perché il contesto in cui lavoriamo cambia rapidamente.

Per ogni iniziativa, bisogna poi avere la risposta a queste domande:

  1. Qual è l'obiettivo?
  2. Dove ci troviamo ora rispetto a questo obiettivo?
  3. Qual è il più grande problema o ostacolo che ci separa dal raggiungere quell'obiettivo?
  4. Come proviamo a risolvere questo problema?
  5. Cosa mi immagino che accada (ipotesi)?
  6. Cosa è successo per davvero, e cosa abbiamo imparato?

(Fonte: Escaping the Build Trap - Melissa Perri)

Ammazza tutto il resto. Se non è tra le due cose che portano più valore ai tuoi utenti, allora tanto vale non occupare banda mentale e averla fra i piedi in Jira/Trello/Asana.

In questo modo sarai sempre pronto a lavorare sulla cosa più importante non in Fase due, ma la settimana prossima.

Gut decisions → Data-informed

Meglio essere data-driven o guidati dall'istinto?

Sopravvalutiamo tantissimo le nostre intuizioni e le decisioni prese di pancia.

Invece quando si progetta un prodotto l'unica validazione possibile è quella supportata dai dati. Non c'è tanto spazio per funzionalità che soddisfano il nostro ego.

Il motivo è semplice: il prodotto che stiamo creando deve portare valore ai suoi utilizzatori, così da poterne portare a noi in un secondo momento.

L'ordine è importante: prima dai valore ai tuoi utenti, e solo dopo ottieni valore per te e per la tua azienda.

Il Product Design è una disciplina crudele che richiede tanta forza psicologica nel non attaccarsi alle proprie idee e distruggerle nel caso in cui non dovessero avere successo.

Non tutti siamo pronti a farlo, ma è il primo passo verso un prodotto di successo.

Voglio però rivelarti un segreto: noi preferiamo essere data-informed anziché data-driven.

La differenza?

Invece che essere guidato dai dati, preferisco che le mie decisioni siano influenzate dalle informazioni che ne ricavo dai dati.

Le intuizioni sono oro per l'innovazione, supportate poi dai dati per controllarle e validarle.

Quindi, la prossima volta che proponi un'idea al tuo team domandati: che dati ho a supporto?

Essere data-driven può darti un vantaggio importante sui tuoi competitor. Vuoi sapere da dove iniziare? Prenota una call gratuita →

Endless meetings → Async collaboration

Ad un certo punto, quando si lavora in gruppo, bisogna sincronizzarsi.

Lo strumento più ovvio è sempre stato incontrarsi di persona. Come poteva essere altrimenti?

Ti immagini fare il punto della situazione mandandovi lettere e cartoline affrancate?

Ma le riunioni fatte bene si contano sulle dita di una mano: il più delle volte non c'è un'agenda, la persona con la voce più alta (o il ruolo) impone le sue idee sulle altre, finiscono senza delle attività da fare e questo porta ad un altro meeting "così chiudiamo la questione".

Un'alternativa?

Un semplice Google Doc in cui lo sponsor della riunione scrive gli obiettivi, i possibili ostacoli, e qualche reference e invita gli altri a scrivere le proprie riflessioni.

Commenti per discutere di punti più controversi, fino ad arrivare ad una bozza condivisa di un'idea.

Facendo così tutti hanno la possibilità di esprimersi, il tempo di ragionare su cosa scrivere e, non da sottovalutare, nessuno deve prendere appunti (che è una cosa noiosissima!) 🎉

Poi, ci si può sempre incontrare per discutere dei risultati e prendere la decisione definitiva di persona, ma saranno sicuramente riunioni più rapide!

Conclusioni

Pensare agli outcome, produrre risultati e non deliverables, collaborare in asincrono, essere data-informed, lavorare in cicli brevi, ma soprattutto favorire la collaborazione tra team e reparti: questi sono alcuni principi alla base delle maggiori startup di successo.

Se ti piace questo modo di lavorare e stai cercando un partner per le tue attività di Product Design e UX/UI, prenota una call gratuita oppure scrivici a hello@donux.com

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